MATERIALI DESTINATI A VENIRE A CONTATTO

 

CON GLI ALIMENTI (MOCA)

 

 

 

Tra i potenziali pericoli per la sicurezza degli alimenti vi sono anche i materiali che vengono impiegati per proteggerli nelle varie fasi della filiera. 

 

A livello tecnico tali materiali, destinati a venire a contatto con gli alimenti, sono identificati con l’acronimo MOCA.

 

L’elenco dei composti che possono entrare a contatto con il cibo che arriva sulle nostre tavole è lungo: il bisfenolo A di alcune plastiche per contenitori e stoviglie (pericoloso, ma stando alle ultime valutazioni dell’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare (EFSA), l’esposizione dei consumatori europei non raggiunte quantità tali da essere dannose), gli ftalati nel pvc delle bottiglie, il teflon delle padelle antiaderenti, l’alluminio per avvolgere i cibi.

 

Per tale motivo esistono, per numerosi MOCA, normative europee e nazionali che definiscono liste positive di utilizzabilità, limiti di cessione/migrazione e condizioni di uso.

 

L’entità della migrazione dipende da una serie di fattori:

 

  • Natura e composizione del materiale (e delle sostanze);
  • Natura e composizione dell’alimento;
  • Superficie di contatto;
  • Tempo di contatto;
  • Temperatura di contatto.

 

I gruppi di sostanze oggetto di specifiche indicazioni normative da parte della UE per i produttori e gli utilizzatori sono i seguenti:

 

  • Pellicola di cellulosa rigenerata
  • Ceramiche
  • Plastiche
  • Gomme e elastomeri
  • Materiali attivi e intelligenti.

 

Requisito fondamentale fissato dalla disciplina comunitaria è che i MOCA (anche quelli non destinati ad entrare in diretto contatto con gli alimenti) siano sufficientemente inerti da escludere con certezza il rischio di trasferimento di sostanze estranee ai prodotti:

 

  1. in quantità tali da mettere in pericolo la salute umana;
  2. da comportare una modifica inaccettabile della composizione degli stessi;
  3. da causare un deterioramento delle loro caratteristiche organolettiche (alterazione dell’odore, colore e sapore dell’alimento in essi contenuto o col quale entrano in contatto).

 

I consigli per i consumatori: 

 

Basta rispettare poche semplici precauzioni per evitare i contatti con materiali a rischio.

 

La prima e la più semplice: verificare che sulla confezione del prodotto che stiamo acquistando figuri il simbolo “forchetta e bicchiere”, che garantisce che il prodotto è idoneo al contatto con gli alimenti.

 

Nello specifico, per quanto riguarda i singoli materiali, il primo consiglio riguarda le bottiglie di plastica. Molto spesso le confezioni di acqua vengono conservate sui balconi di casa o in altri luoghi esposti alla luce diretta o al calore dove possono subire forti stress termici, cosa che può accadere anche alle bottigliette di plastica che molte persone si portano dietro riutilizzandole più volte, lasciandole magari per periodi più o meno lunghi in auto. L’acqua o gli altri liquidi contenuti in bottiglie di plastica (PET) devono essere conservate in luoghi freschi e al riparo della luce e i contenitori, una volta consumata la bevanda, non andrebbero mai riutilizzati. 

 

Altro materiale spesso utilizzato in modo non corretto sono le cosiddette “pellicole” che si utilizzano per gli alimenti, sia per la conservazione che per la cottura. Non tutte quelle in commercio sono adatte ad avvolgere un alimento o ad essere impiegate ad alte temperature o nel forno a microonde: alcune possono contenere ftalati che in presenza di alimenti grassi, come i formaggi, migrano direttamente nel cibo. I pericoli maggiori, come dimostrano i risultati dei controlli, arrivano prevalentemente dai prodotti low cost di importazione, quindi è preferibile puntare su pellicole a marchio CE, che garantiscono il rispetto della normativa comunitaria. In generale, è sempre preferibile verificare sulla scatola che il materiale sia adatto ad avvolgere alimenti oleosi o grassi.  Stesse precauzioni devono essere adottate per contenitori di plastica come vassoi o vaschette.

 

Un’altra tipologia di attrezzature presenti nelle nostre cucine periodicamente sotto accusa è rappresentata dalle pentole al Teflon. In linea di massima non è nocivo, ma anche qui attenzione alle pentole importate da Paesi con scarsi controlli, come ad esempio la Cina. Anche in questo caso, il consiglio è di acquistare solo pentole di marca e diffidare delle low cost, verificando sempre la provenienza del prodotto, utilizzando solo utensili di plastica o legno e spugnette non abrasive per non graffiare i tegami, e adottare il lavaggio massimo a 50°C in lavastovisglie.

 

Infine l’alluminio. Utile e a basso costo, ha molti pregi, ma può cedere sostanze in grado in influire in modo negativo sul sistema nervoso quando utilizzato ad alte temperature o per la conservazione del cibo. Può essere utilizzato a qualsiasi temperatura, ma solo per brevi periodi (sotto le 24 ore). A temperatura ambiente può essere utilizzato per il caffè e lo zucchero (anche se per questi due alimenti è sempre preferibile un contenitore in metallo), i cereali, i legumi, la frutta secca e gli ortaggi che hanno un basso potere estrattivo, ovvero quelli che non assorbono i contaminanti.

 

 

 

Fonte: CEIRSA

 

 

 


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